Perchè Scegliere è così complicato

Perchè Scegliere è così complicato

Dubbi e paure di uno studente universitario

 

Scegliere

Dopo il liceo ho molto faticato a scegliere una facoltà, una strada da seguire: volevo infatti seguirle un po’ tutte. Magari in seguito mi sarei reso conto che no, questa non faceva per me; ma ci avrei voluto provare, almeno. Sperimentare, sbagliare, ritentare. Non ci vedo nulla di male. Conosco persone – poche – che in quarta superiore sapevano già dove avrebbero lavorato e vissuto trent’anni dopo, o altre che una volta imboccata una strada la percorrono di corsa e a testa bassa, bravi, veloci, ma senza il coraggio di guardarsi intorno. Soddisfatti? Non so. Ma a me non andava proprio giù l’idea di dover scegliere definitivamente un settore, e che quello fosse, amen: è un pensiero che tutt’ora mi spaventa. Dovremmo fare la scelta che dà buone probabilità di trovare lavoro, sforzandoci di studiare qualcosa che pur non ci piace davvero? La scelta di studiare ciò che ci piace veramente, e poi si vedrà? Ma cosa ci piace veramente? E soprattutto, dedicando la propria vita ad una disciplina non stiamo forse rinunciando a vedere il mondo sotto mille altri punti di vista? Sarà meglio che quello – il punto di vista –  scelto ci piaccia parecchio, o ci troveremo presto nei guai.
E se invece stessimo scegliendo quello sbagliato?

L’esempio per eccellenza (eccellente almeno per me) è il binomio Scienza-Discipline Umanistiche. Umanistiche. L’Uomo, nella sua infinita complessità, è l’oggetto di questi studi. Siamo uomini che vivono tra gli uomini, cos’altro merita la nostra attenzione se non la vita, le scelte dell’Uomo? Queste sono mie personalissime idee che non hanno nessuna pretesa di verità, ma sono giunto a questa conclusione. Le materie Umanistiche sono un tentativo, sotto varie forme, di comprendere come l’Uomo scelga di agire e di condurre la propria vita, attraverso ad esempio lo studio delle scelte che ha fatto (Storia), di come ha scelto di vedere il mondo (Filosofia, Letteratura, Arti varie), di come sceglie – più o meno consapevolmente –  di comportarsi (Psicologia), etc. Scelte che naturalmenete portano con sè tutto un bagaglio di cause e conseguenze, fatti, interpretazioni.  Le discipline umanistiche studiano l’intelligenza dell’uomo, che ha questa fantastica peculiarità di non  sottostare ad alcuna legge costante. Imprevedibile, irrazionale per definizione. Non voglio dire con questo che gli uomini siano “pazzi” (non tutti almeno), ma che le loro azioni sono, in ultima analisi, frutto di quel libero arbitrio di cui tanto si parla e che rende così fantasticamente imprevedibile ed affascinante l’uomo. E come le Materie Umanistiche studiano l’Intelligenza dell’Uomo così la Scienza studia, senza pretese di conoscenza assoluta, l’Intelligenza Innata della natura. Viviamo immersi nella Natura (utopicamente), cos’altro merita se non essa la nostra attenzione?  Per quanto ne sappiamo fin’ora e senza volerci infilare nel mondo microscopico, la Natura reagisce in maniera prevedibile a determinati stimoli. La natura come l’uomo è dotata di Intelligenza, che però sembra sottostare alle leggi che gli scienziati si affannano di comprendere. Stimola un uomo e aspettati qualunque reazione; stimola la Natura e, se ne conosci il linguaggio, puoi sapere cosa aspettarti. Da che parte dobbiamo schierarci? Forse è proprio questo il problema. Ci ostiniamo a voler dividere le due cose. Binomio. Aut-aut. Non possiamo scegliere entrambe le cose?

Proponendo una “scelta multipla” non parlo solo di conoscenze Creativitàda accumulare massivamente: confessando i miei dubbi sulla facoltà da frequentare mi sono talvolta sentito rispondere “Se proprio ci tieni, dopo la laurea in Astronomia prendine un’altra in Psicologia“. Grave fraintendimento. Ogni disciplina porta con sè una certa visione del mondo, induce una certa forma mentis tipica, e generalmente siamo costretti a sceglierne una sola (siamo certamente noi stessi a decidere come vedere il mondo ma siamo inevitabilmente influenzati da ciò che studiamo). Ed è questo approccio alla vita, questo modo in cui scegliamo di vedere le cose che penso non possa, non debba essere limitato ad una, magari due discipline specifiche, ma debba essere aperto, curioso, intraprendente, trasversale. Dare spazio al gioco e al lavoro, alla fantasia e al rigore, alla Scienza e all’Uomo, con creatività.  Riprendendo il finale di un celebre discorso (qui in italiano):

Stay Hungry. Stay Foolish.

In questo modo mi rassicuro dunque di fronte allo sconforto di dover scegliere:

 

  • Nessuna scelta è definitiva, non c’è nessun male nel cambiarla.

A questo proposito mi viene in mente il Siddhartha di Hesse, “[…]uno che cerca, e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non considera definitiva nessuna acquisizione”.

  • Non diventiamo cio che facciamo ma ciò che scegliamo di essere.Scelta creativa

La scelta di una facoltà scientifica può portare ad una visione del mondo rigida, inscatolata. Non fraintendetemi, all’interno della scatola regnano la fantasia, l’elasticità mentale, la consapevolezza che solo uno scienziato può avere. Ma tutto ciò resta all’interno di una scatola. Questo sento essere il mio bisogno, questo mi permetto di consigliare: scoprire le meraviglie nascoste in quella scatola mantenendo la capacità e la curiosità di uscirne e di visitarne altre. 

 

Scopri come questi due personaggi, Jason Latimer e Donald Norman, hanno fatto di questi pensieri il business di una vita. Uno fa il mago, l’altro lo psicologo. Ma anche l’ingegnere. Non vi anticipo altro. Buona lettura!

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Davide L.

Davide L.

Autore ed amministratore del sito, studente di Astronomia all'università di Padova.

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